L’intelligenza artificiale è uno strumento che offre ai farmacisti uno straordinario vantaggio competitivo. Ecco in cosa gli algoritmi possono fare la differenza e come valutare i lati oscuri delle tecnologie ai.
Ci sono due attitudini di fronte a un trend tecnologico che non sopporto. A) Chi lo osanna, spiegando che risolverà ogni problema del mondo. B) Chi lo demonizza, enfatizzandone solo gli aspetti negativi.
Nel caso dell’intelligenza artificiale avviene spesso proprio questo. Il dibattito si concentra sugli adulatori, da un lato, e i detrattori, dall’altro. E ne nasce così una visione distorta del fenomeno, quando invece la verità, come in ogni cosa della vita, sta nel mezzo.
Ricordo bene come una decina di anni fa, una simile tensione tra due fazioni c’è stata anche con l’avvento dell’ecommerce nel settore farmaceutico. Eppure oggi la farmacia tradizionale e le piattaforme di vendita online dei farmaci continuano a convivere, e ognuna ha trovato la propria dimensione di crescita.
Quello che serve è tornare a dialogare in modo sereno su una tecnologia che ha di sicuro dei vantaggi straordinari, ma che, allo stesso tempo, pone dei quesiti etici, soprattutto sull’uso e la tutela dei dati, che non vanno messi in secondo piano.
La scomparsa del farmacista?
Qualche anno fa alcuni ricercatori dell’Università di Cagliari hanno testato ChatGPT in ambito medico, sottoponendogli il test nazionale di ammissione alla Facoltà di Medicina e Odontoiatria. La piattaforma di Sam Altman ha superato il test, classificandosi nella fascia più alta degli idonei. Questo risultato, e anche altri esperimenti fatti in ambito medico con l’intelligenza artificiale, avevano condotto a riflessioni sulla possibilità che l’AI sostituisca il farmacista nell’attività di consulenza.
Tuttavia, conoscendo l’universo farmaceutico, anche dietro al bancone, dubito che avverrà questa sostituzione, anche nello scenario hitech più spinto. L’intelligenza artificiale infatti priverebbe la vendita dei farmaci delle fasi di relazione, ascolto e feedback che sono la parte più nobile di qualsiasi lavoro. I pazienti che si rivolgono a un farmacista, infatti, lo fanno per avere conforto e rassicurazione. Ed è anche per questo motivo che la sfida forse più complessa, per tutti gli ecommerce farmaceutici, compreso eFarma.com, è proprio di riuscire a replicare l’esperienza che avviene in una farmacia fisica. I chatbot sempre più evoluti o la possibilità di un video consulto sono delle soluzioni che coprono solo una parte del problema.
Eppure ciò premesso, è innegabile che gli strumenti di intelligenza artificiale dimostrano di essere utili ed efficaci sia per una farmacia fisica, sia per piattaforme di vendita digitale. Ecco in quali campi della vendita di farmaci, l’intelligenza artificiale sta dimostrando di fare la differenza.
Analisi, predizione e coinvolgimento
Come racconto nel mio libro, La Farmacia Digitale, sono tre le direzioni che l’intelligenza artificiale sta imboccando nell’ambito dell’ecommerce. Mi riferisco ad analisi, predizione e coinvolgimento.
- Analisi e ascolto sociale
Li ho usati tutti i software di sentiment analysis nel tempo. Anche per questo posso dire che gli ultimi nati sono tutta un’altra cosa rispetto anche a cinque anni fa, con enormi passi da giganti. Oggi gli algoritmi di ascolto sociale permettono alle farmacie tradizionali e online di monitorare e analizzare le conversazioni e i sentimenti dei clienti sui social media, fornendo idee e ispirazioni su un processo decisionale più efficace e coinvolgente.
- Prevedere i comportamenti
Questa è un’altra delle funzioni più chiacchierate dell’intelligenza artificiale, ovvero la capacità degli algoritmi di raccogliere feedback allo scopo di predire i comportamenti futuri degli utenti. Questo consente all’azienda di prepararsi in anticipo per cavalcare le tendenze emergenti e anche ottimizzare in tempo reale le campagne marketing in corso.
- Accrescere il coinvolgimento
Avete presente i chatbot di prima e seconda generazione? Dimenticateli. I chatbot più evoluti hanno appreso dai loro errori, imparato dalla mole di dati che hanno assorbito, e già oggi e ancora di più nel prossimo futuro saranno in grado di rispondere alle richieste degli utenti sui siti e-commerce in modo pertinente ed efficace. D’altronde, le evoluzioni dei modelli di conversazione va sempre di più verso schemi “circolari” che stanno abbandonando l’approccio lineare (risposte precostituite), prefigurando modelli di conversazione più aperte e naturali. Questo si accompagnerà poi anche alla possibilità per gli assistenti virtuali di assumere forme umanoidi che li renderanno sempre più simili agli esseri umani nelle modalità di relazionarsi.
AI nella logistica
Oltre agli scenari che ho citato che riguardano più da vicino l’uso dell’intelligenza artificiale nel marketing, ci sono poi tutte le evoluzioni che sono avvenute in questi anni nel campo della logistica.
Le capacità predittive degli algoritmi di AI avendo, per esempio, un ruolo cruciale nella gestione della consegna dei farmaci. Analizzando proprio i dati storici è possibile oggi prevedere una crescita o decrescita della domanda e ottimizzare così i livelli di inventario, prevenendo così eventuali carenze di scorte e riducendo gli sprechi.
L’intelligenza artificiale, inoltre, ha migliorato i sistemi di tracciamento in tempo reale per fornitori pazienti e fornitori, con informazioni sempre più precise sul tracciamento e un conseguente aumento del livello di trasparenza e della fiducia degli utenti verso il brand.
Individuare persone a rischio
Un altro uso degli algoritmi di intelligenza artificiale che crescerà in futuro è il supporto ai farmacisti nell’identificare pazienti che potrebbero avere rischi seri alla salute usando un determinato farmaco. Analizzando i dati del paziente, l’AI può aiutare i farmacisti infatti a identificare i pazienti che potrebbero essere a rischio di complicanze correlate ad alcuni farmaci.
Attenzione ai lati oscuri
I detrattori dell’intelligenza artificiale pongono la loro attenzione sugli aspetti deleteri della tecnologia, sui suoi lati oscuri, che non bisogna sottovalutare. Tra questi, i bias cognitivi: gli algoritmi apprendono da una grande quantità di dati e se questi sono distorti o non rappresentativi delle differenze culturali, sessuali e generazionali, rischiano di sviluppare dei pregiudizi. Pensiamo qui a tutti i rischi che si corrono nell’uso dell’AI in settori come il recruiting.
Poi ci sono altri lati oscuri come la necessità della tutela dei dati sensibili e della privacy e ancora tener conto della sostenibilità, dato che l’intelligenza artificiale richiede una grande quantità di energia elettrica per alimentare i server e di acqua per i sistemi di raffreddamento degli stessi.
Per mitigare in parte questi rischi, molte aziende, stanno redigendo una carta di buone pratiche. Ovvero, un documento che definisce gli obiettivi che l’azienda si pone di raggiungere con l’uso dell’intelligenza artificiale, un’analisi approfondita sia delle opportunità che dei rischi e i principi che bisogna rispettare per un uso responsabile dell’AI generativa, come la trasparenza, l’equità, il rispetto della privacy ecc.