Networking, Come Creare Connessioni di Valore ed Evitare le Trappole della Perdita di Tempo
networking

Scopri strategie di networking autentiche, basate sull’esperienza personale e consigli di esperti, per creare connessioni significative ed evitare il burnout.

La fortuna è un fattore nel successo imprenditoriale. Ma la fortuna non ti aiuta se resti in casa, in ufficio, e aspetti che arrivi. Può sembrare una banalità, ma è vero che la fortuna aiuta gli audaci.

Personalmente, per natura, non sono mai riuscito a stare fermo. Già a scuola, vendevo tutto quello che potevo vendere ai miei amici. Poi ho cominciato a farlo anche su eBay. Poi ho organizzato eventi nella mia cerchia di conoscenti, raccogliendo così il capitale che mi è servito per avviare eFarma.com.

E anche quando ho lanciato il mio e-commerce farmaceutico non mi sono seduto sugli allori. Zainetto sulle spalle, ho cominciato a girare l’Italia (e anche l’Europa) in cerca di partner e investitori.

Perché se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che fare startup non è giocare a tennis (come dice il mio amico Gianluca Dettori). E questo vuol dire avere una squadra in gamba. Ma anche avere la capacità di creare un network, tra i fornitori, gli investitori, le istituzioni e così via.

Come si fa? Non esiste una ricetta univoca, ma ti racconto cosa ha funzionato (e non) per me.

Non mangiare mai da solo

Prima di raccontarti quello che secondo me fa la differenza nel networking, ti dico quello che secondo me non dovresti fare. E cioè farti prendere dalla sindrome FOMO, Fear Of Missing Out.

Se non ne hai mai sentito parlare, ti spiego brevemente: è una forma di ansia sociale, che ti porta ad avere una paura irrazionale di mancare ad appuntamenti, eventi o interazioni che stanno vivendo le altre persone. In genere è alimentata dai social, dove gli utenti tendono a mostrare solo gli aspetti positivi delle loro vite.

Nel mondo di uno startupper, la FOMO viene alimentata quando senti di dover essere per forza presente a ogni evento di networking, per timore di perdere opportunità importanti. È una paura comprensibile, ma ti invito a riflettere bene su come spendi il tuo tempo e le tue energie: il burnout è dietro l’angolo.

D’altronde, devi anche considerare che essere presente a ogni appuntamento non ti permetterà di approfondire nessuna conoscenza: ti limiterai a prendere contatti e bigliettini da visita di decine, centinaia di persone, ma senza riuscire a costruire connessioni significative.

Mi piace molto l’immagine usata da Keith Ferrazzi, fondatore della società di consulenza Ferrazzi Greenlight e autore di best-seller, che spiega come instaurare connessioni reali. Lui consiglia di “non mangiare mai da soli”. Se ci pensi, la questione sta tutta qui. Con chi mangi in genere? Con persone con cui hai un rapporto importante, la famiglia, gli amici, il partner. Piuttosto che accumulare compulsivamente contatti, è meglio concentrarsi sul creare una vera interconnessione a livello umano, con le persone che possono aiutarti davvero, in un rapporto di reciproca assistenza e collaborazione.

Soprattutto, aggiungo io, non devi improvvisarti nelle attività di networking. Ma devi stare attento a due aspetti fondamentali.

Obiettivi chiari, pazienza e ibuprofene

Quando sono partito con eFarma.com, andavo in giro per eventi, in modo da incontrare quante più persone possibili, del mio settore e non solo. A volte avevo 50 incontri in un giorno: la sera, in albergo, avevo bisogno di prendere l’ibuprofene per il mal di testa.

Oltre agli eventi, si può dire che ho fatto il giro d’Italia con uno zainetto sulle spalle, andando a bussare alla porta di tutte le industrie farmaceutiche del Paese, concentrate soprattutto tra Roma e Milano. Chiedevo appuntamenti con i marketing manager, i direttori commerciali, per proporgli la mia vision sulla farmacia online.

Non ti nascondo che ho ricevuto molte porta in faccia: all’epoca la digitalizzazione era un miraggio per questo settore. Poi negli anni l’approccio delle aziende ha iniziato a cambiare e devo dire che tante realtà sono state incuriosite dal mio approccio. 

Per rendere efficaci questi appuntamenti, studiavo in anticipo i miei interlocutori, non mi improvvisavo come una sorta di venditore di enciclopedie porta a porta. Avevo, poi, un obiettivo ben chiaro da proporgli: fargli conoscere le opportunità di un canale allora tutto sommato inesplorato dall’industria farmaceutica. Agire in questo modo mi ha permesso di evitare perdite di tempo ed energie.

Un approccio che condivido anche con il mio amico Davide Dattoli, il fondatore di Talent Garden:

«Quando ho iniziato, sono partito da Brescia, intorno ai 20 anni, e ho investito tanto tempo nel bere caffè con tante persone, raccontando loro cosa avevo in mente. Ogni persona mi aiutava a trovarne un’altra ancora più interessante: uno dei segreti è dedicare del tempo della propria vita imprenditoriale a incontrare persone. Questo non basta però, se non si studiano le persone. Un errore grande che commettono molti startupper è di bussare a qualsiasi porta, quando invece dovrebbero studiare i propri interlocutori». 

Puoi rivedere l’intervista completa a Davide sul mio canale YouTube.

Dare Valore

Gli opportunisti non piacciono a nessuno. Quante volte ti sarà capitato di dire “quella persona chiede, chiede, chiede, ma non è capace di dare niente”. Nessuno vuol essere quel tipo di persona. Ti invito quindi a riflettere sul tuo approccio al networking: stai cercando solo di fare strada e importi, o di creare delle relazioni autentiche?

Sentirsi compresi e accettati sinceramente è un bisogno innato dell’essere umano. Attenzione: ho detto sinceramente. Devi approcciare alla relazione con l’altro con questo desiderio: dare valore, prima di ricevere. Non solo in un’ottica di mero do ut des, do per ricevere qualcosa in cambio. Ma con una sincera propensione ad aiutare.

Non è semplice, me ne rendo conto. Per molti è un cambio di mentalità e stile di vita difficile da compiere. Ti offro però tre strade su cui puoi concentrarti per iniziare a trasformare il tuo approccio. 

La prima cosa da mettere in campo è l’ascolto attivo. Sottolineo attivo: nella gran parte dei casi, siamo convinti di essere dei bravi ascoltatori, ma in realtà la verità è che siamo concentrati più a rispondere, che a comprendere. L’attenzione è quindi la prima qualità di una connessione genuina.

La seconda, strettamente legata all’ascolto, è l’empatia. Una parola fin troppo abusata, ma che significa avere la capacità di mettersi nei panni dell’interlocutore. Questo atteggiamento non solo aiuta a identificare le opportunità in cui si può essere di aiuto reciproco, ma rafforza anche il legame personale.

Infine, devi essere pronto a riconoscere e apprezzare il contributo altrui, senza la pretesa di essere costantemente al centro dell’attenzione, in un approccio egotistico.

In poche parole, cerca di instaurare una relazione come se fossi un amico, più che un venditore. E in questo modo potrai davvero seminare i semi di una community viva, attiva, e che ti aiuta anche a costruire il progetto che stai cercando di portare avanti.