5 Libri da Leggere sul Benessere Mentale (Per Imprenditori e Non)
benessere mentale

Scopri 5 libri essenziali sul benessere mentale per imprenditori e non, per affrontare sfide come burnout, ansia e depressione con strategie efficaci.

Non ho vergogna di dirlo: se non avessi avviato un percorso di terapia psicologica non sarei mai riuscito a superare le fasi più complicate della mia avventura con eFarma.com.

L’unica vergogna è che sia ancora un tabù ammetterlo. Avviare una startup che cresce velocemente ti mette addosso il peso di tante responsabilità. Nel corso degli anni, personalmente ho sofferto d’ansia, d’insonnia, poi è arrivata la cosiddetta exit blues, un senso di perdita e quasi inutilità che arriva dopo la vendita di una startup. Non è un caso che abbia deciso di investire in Unobravo, startup che offre servizi di psicologia online, fondata dalla bravissima Danila De Stefano.

Se sei un imprenditore, o vuoi diventarlo, ti consiglio di mettere in atto delle strategie per preservare il tuo benessere mentale.

Per aumentare la consapevolezza sul problema, senza pretesa di risolvere nulla, ti offro poi qualche dato e ti consiglio delle letture interessanti sul tema (che possono far bene anche a chi imprenditore non è).

Imprenditoria e Salute Mentale: Una Correlazione Preoccupante

Il legame tra imprenditoria e problemi di natura mentale è sempre più evidente e preoccupante. Secondo una ricerca citata da Forbes, la maggior parte degli imprenditori ne ha fatto esperienza.

Il 72% dei fondatori intervistati parlava di un generico impatto sulla propria salute mentale, da parte della propria attività. Nello specifico, il 37% dichiarava di soffrire di disturbi d’ansia.

Nonostante questo, c’è ancora la tendenza a “stringere i denti e andare avanti”: solo il 23% ha cercato aiuto da parte di un professionista. Posso dire che li capisco: nei primi anni della mia startup, pensavo che il “cielo è il limite” e che bastasse impegnarsi di più per superare il momento difficile. Ora ho molta più consapevolezza che questa non è la strada giusta.

Il problema principale è ancora lo stigma che circonda questo tipo di problematiche. Il 59% dei founder under 35 riportava una scarsa accettazione da parte dei pari, così come il 47% degli over 35%. Quel che è peggio, l’81% preferisce non parlarne apertamente (molti nemmeno con i propri amici e familiari più stretti) e il 90% non ne discute con i propri investitori, per timore che vengano percepiti come deboli e vulnerabili, minando la propria reputazione e le proprie chance di successo.

Il lavoro non ti ama

Cominciamo allora con questa carrellata di libri che secondo me possono aiutare a gettare una luce migliore sul problema. Il primo che mi viene in mente è “Il lavoro non ti ama. O di come la devozione per il nostro lavoro ci rende esausti, sfruttati e soli” di Sarah Jaffe, un’importante giornalista americana, che nel libro indaga la complessa relazione tra lavoro e benessere emotivo. 

Tutto parte dal mito dell’amore per il lavoro, un’idea largamente accettata che quello che facciamo professionalmente dipenda tutto il nostro lavoro come esseri umani. La passione per quello che faccio è stata per me una motivazione molto forte per andare avanti, ma la pressione sociale di “avere passione per quello che si fa” conduce spesso a trascurare la propria vita personale, e persino accettare lo sfruttamento da parte di qualcuno che ne approfitta.

Jaffe illustra come il costante impegno a mettere il lavoro al primo posto possa portare a burnout, ansia e depressione. E mette in luce la necessità di stabilire confini sani tra vita lavorativa e personale.

Ma il punto fondamentale del libro è questo: noi siamo molto più delle nostre carriere. Spesso è difficile da accettare, ma è così. Superare questa mentalità – con l’aiuto di professionisti esperti – ci aiuterà a definirci in maniera più sana ed equilibrata.

This Is Depression

La depressione è l’elefante nella stanza della nostra società. Fenomeno in aumento – soprattutto tra i giovani, soprattutto con la pandemia – ma di cui si fa sempre fatica a parlare. E per questo motivo diventa anche difficile riconoscerla, in noi stessi e negli altri.

Un libro per superare questo stigma (purtroppo non ancora tradotto in italiano) è “This is Depression”, della dott.ssa McIntosh, assistente clinico universitario presso la Facoltà di Psichiatria dell’Università della British Columbia in Canada. Il libro è intanto un punto di partenza fondamentale per capire questa vera e propria malattia, sfidando i pregiudizi e i malintesi più comuni (per esempio che essere depressi voglia dire “sentirsi tristi”).

L’autrice spiega molto chiaramente le cause della depressione (evidenziando il ruolo di fattori genetici, biochimici, ambientali e psicologici), i sintomi e le manifestazioni della malattia (che vanno dai disturbi del sonno e dell’appetito, fino a causare dolore fisico) e infine si concentra sui diversi approcci terapeutici.

Il punto fondamentale del libro è di prendere sul serio i sintomi della depressione, di non sottovalutarla e di non aspettare nel ricercare un supporto professionale adeguato.

Forse dovresti parlarne con qualcuno

Se ancora dovessi avere dei dubbi sull’importanza della terapia psicologica, il mio consiglio è “Forse Dovresti Parlarne con Qualcuno” di Lori Gottlieb. Psicoterapista, a sua volta l’autrice parla della sua esperienza personale come paziente di un percorso terapeutico. 

Quello che mi piace del libro è che Gottlieb parla di casi reali – il suo, in primis – ma anche quello di molti dei suoi pazienti, in questo modo parlando della terapia come un viaggio condiviso alla scoperta di sé, non come un freddo procedimento clinico.

Secondo il mio parere, il punto centrale del testo è il nostro rapporto con la vulnerabilità. Tutti ci sentiamo Superman, ma in realtà siamo umani, con le nostre imperfezioni e le sfide quotidiane che affrontiamo. Quando te ne rendi conto, capisci che cercare un supporto terapeutico non è un segno di debolezza, ma di grande forza.

Powered By Me

Te lo dico per esperienza vissuta: per uno startupper, la linea tra personale e professionale è molto sfumata. Spesso non esiste. Le ore del giorno trascorrono tutte a lavorare, quelle della notte a preoccuparsi di quello che succede di giorno. Destinazione? Burnout.

Ecco perché voglio parlarti del libro “Powered by Me: From Burned Out to Fully Charged at Work and in Life”, che parla proprio di questo burnout, un esaurimento nervoso che spesso travolge imprenditori e professionisti.

L’autrice è la dottoressa Neha Sangwan, CEO di Intuitive Intelligence e cofounder della CBLA (Conscious Business Leadership Academy). Il benessere mentale, spiega la dottoressa, nasce dall’autogestione delle proprie riserve di energia, alla ricerca di un equilibrio sostenibile tra lavoro e vita privata.

Quello che mi è piaciuto di più del libro è il suo approccio pratico, con consigli su come riuscire effettivamente a gestire i propri livelli di energia mentale. Una strategia è per esempio quella del Time Blocking. Nella vita di una startup, si corre spesso il rischio che ogni attività risulti urgente e importante. L’idea della dottoressa Sangwan per ovviare a questo problema è di delimitare con precisione gli specifici blocchi di tempo per le attività da portare avanti, fermando il flusso incessante di compiti e decisioni (e quindi lo stress che ne deriva). Un Time Blocking che riguarda anche le attività personali, fondamentale per dedicare un tempo preciso di ogni giornata per “ricaricare le pile”.

Making Relationships Work at Work

Ultimo consiglio, non per questo meno importante, un libro che mi ha insegnato come il benessere mentale sia una “best practice” da diffondere sul luogo di lavoro.

Making Relationships Work at Work: A toolkit for getting more done with less stress”, scritto da Richard Fox e Anneliese Guérin-Letendre, si occupa proprio di rispondere a una domanda cruciale: come lavorare con meno stress, migliorando il godimento della propria giornata lavorativa? Nel libro trovi tante strategie pratiche e strumenti basati sui 50 anni di esperienza degli autori a contatto con diverse organizzazioni e team di lavoro.

Tanti gli argomenti toccati, dalla comunicazione efficace alla gestione dei conflitti, dall’equilibrio tra vita professionale e personale al ruolo della leadership.

Una delle idee che mi hanno più colpito è stata quella di tenere una sorta di diario delle relazioni in azienda. Quali sono le persone con cui trascorri più tempo in ufficio? Annotale e cerca di valutare il tipo di rapporto che hai con ciascuno/a e la fiducia che esiste nella relazione. Questo serve per individuare delle criticità e ragionare su come migliorare la situazione. Gli autori spiegano poi come riuscirci, attraverso diverse strategie, dallo small talk al linguaggio del corpo, fino alla consapevolezza nell’uso delle parole.