Dopo l’exit ho deciso di aprire un fondo che investe in startup. In questo articolo ti racconto cosa cerco nel founder di una startup e nel suo team, a quali settori sto puntando e quali le motivazioni che mi spingono a farlo.
«Fare startup non è come giocare a tennis».
Mi viene in mente questa frase di Gianluca Dettori, tra i più esperti di innovazione in Italia e Ceo del fondo Primo Ventures. L’ha detta, insieme ad altri insegnamenti preziosi, in una puntata del format Zac is On (se ti interessa qui puoi vedere l’intera puntata).
Quando ho deciso di investire anche io in startup, con una società che prende il nome di Zeta Holding, mi sono tornate in mente tutte le frasi, le interviste che ho letto su grandi venture italiani, ma anche gli incontri che ho avuto la fortuna di avere con loro durante tutta la mia esperienza da startupper, quando zaino in spallo, arrivavo a Milano e partecipavo a una marea di eventi.
Sono partito proprio dai loro insegnamenti per creare la mia società di investimento e, ispirandomi a loro, oggi sto cercando di ritagliarmi uno spazio in un settore complesso come lo è il finanziamento alle startup.
La prima cosa che abbiamo fatto in Zeta Holding è stata di creare una metodologia che partisse da alcuni requisiti che sono per noi decisivi e un percorso che ha una meta precisa, che si chiama exit. E non solo. Se l’obiettivo, in tutta trasparenza, è sempre quello finanziario, insieme al gruppo cerco di investire in progetti che riescano ad avere un impatto positivo e benefico sul territorio.
Sei uno startupper e hai un progetto da sottopormi? Leggi fino in fondo per comprendere se posso aiutarti a crescere e se hai le caratteristiche del founder che cerco sul mercato.
Prima fase: profilo del founder
Subito una premessa: non ci interessa che tu abbia frequentato delle business school, come per me non è una barriera alzata all’ingresso che abbia un curriculum lungo 10 pagine. Quando analizziamo, nella prima fase della nostra valutazione del business, il tuo profilo di founder ci interessano tre aspetti:
- Che tu abbia una reale conoscenza del settore/mercato nel quale hai volontà di investire.
- Che tu abbia una forte motivazione. Hai intenzione di cambiare il mondo? Se la risposta è sì, allora sei il benvenuto.
- Che tu sia in possesso di una carta vincente, ovvero una exit strategy, ma su questo ci torno tra poco, con più dettagli.
Seconda fase: l’analisi del settore
Abbiamo scelto di dare priorità al comparto health e digital health. Sul totale dei nostri investimenti, la salute avrà un peso dell’80%, mentre destiniamo le nostre risorse, per il restante 20% ad altre aree, i cui sviluppi ed evoluzioni sono per noi particolarmente interessanti: editoria e il mondo del travel, in particolare, sempre abbinati al campo del digitale e dell’ecommerce.
In linea più generale, valutiamo il settore nel quale il founder ha deciso di puntare in base a due parametri:
- La complessità. Ovvero, studiamo, in particolare, le normative e le regolamentazioni che influenzano il settore e in che modo queste possano avere un impatto sulle opportunità di crescita, come sui rischi.
- La competitività. Qui valutiamo la concorrenza nel settore, per comprendere come si posizionano i competitor, i loro modelli di business, le loro strategie di crescita, ma anche punti di forza e di debolezza.
Terza fase: valutazione idea e team
In una scala da 1 a 100 l’idea, a mio modo di vedere, vale il 5%. Tutto il resto è execution, come racconto in questa clip.
Dietro la parola execution c’è il team che fa sempre la differenza. Una delle sfide più complesse per il founder di una startup è di selezionare il team che poi sarà decisivo nel buon funzionamento del modello di business.
Ma se riesce poi a superare quest’ostacolo ha una strada spianata verso la riuscita della sua startup o anche di un altro progetto. In fondo, se la tua squadra è forte puoi anche rivoluzionare il tuo modello di business, come è successo in tante storie di aziende che poi hanno raggiunto valutazioni miliardarie, come racconto qui .
Quarta fase: sei proiettato verso l’exit?
Uno dei principali obiettivi per cui investiamo è di valutare l’opportunità di uscita dal business, di avviare, in altre parole, un percorso chiaro verso l’exit strategy. Come fondo supportiamo l’imprenditore nella fase pre-seed e nel seed. Il nostro interesse principale è di uscire già al primo round e poi di restare con poche quote per accompagnare la startup fino all’exit.
Per questo motivo, vogliamo che il founder abbia già una visione di come inserirsi nel mercato e soprattutto se conosce in modo chiaro i grossi player del settore, a cui puntare per farsi notare e valutare un’eventuale proposta di acquisizione.
Perché investo in startup
Una lezione che ho imparato durante la mia vita da imprenditore è che negli altri devi imparare a leggere non solo cosa vogliono, ma anche perché.
Comprendere il perché delle persone, che siano esse clienti, investitori, potenziali aziende partner, o altro, può offrirti uno straordinario vantaggio competitivo.
Oltre agli obiettivi finanziari di ritorno economico, che sarebbe stupido nascondere, inizia a piacermi la mia attività da investor. Quando investo provo la sensazione di avere un impatto positivo sulle persone, i giovani talenti che supporto, molti dal mio amato Sud, e anche sul mercato, con soluzioni che ambiscono a rendere la vita migliore alle persone.
Poi non è detto che ci riescano, ma mi piace quando leggo questo approccio nel founder e questo entusiasmo, che poi è anche il mio.
E ora che vi ho raccontato tutti questi segreti, la palla passa a te. Se pensi di avere i requisiti che cerco, contattami e sarò felice di ascoltarti.