Impara ad accettare il fallimento. È l’unica strada verso il successo
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Come accettare il fallimento: scopri l’importanza dell’auto-compassione e del supporto sociale nel tuo percorso imprenditoriale.

Il fallimento non dovrebbe essere visto come una vergogna, ma come parte del processo di apprendimento. Purtroppo, in molti ambienti, il fallimento viene ancora visto come una macchia sulla propria reputazione, un segno di incompetenza o di debolezza​​. Questo atteggiamento deve cambiare. L’imprenditoria è un campo in cui il rischio e l’incertezza sono onnipresenti, e dove ogni errore serve come un gradino verso il successo futuro.

Ecco perché oggi voglio raccontarti quanto sia importante accettare la prospettiva del fallimento nella tua attività imprenditoriale.

I miei “fallimenti”

L’acquisizione di eFarma.com da parte di Atida è stata un grande successo. Ma è stato un successo anche perché prima ci sono stati tanti fallimenti.

Quando la mia startup ha cominciato a crescere, ho ricevuto tutta una serie di interessamenti da parte di fondi, investitori, gruppi internazionali. Interessamenti che spesso si sono tradotti in trattative lunghe ed estenuanti. Che hanno portato a nient’altro che a un buco nell’acqua.

Uno dei primi che mi ha contattato è stato un gruppo tedesco, di cui non faccio il nome, ma che ti assicuro era veramente molto importante. Uno dei loro rappresentanti mi scrive su LinkedIn e comincia una conversazione. Vado spesso in Germania, dove abbiamo degli incontri preliminari. A loro volta vengono in Italia, dove li ospito in un hotel del Lungomare di Napoli (all’epoca il mio “ufficio” era un seminterrato e non volevo fare brutta figura).

Gli incontri vanno benissimo e loro sembrano sempre più interessati. Inizio a sognare. Dopo un anno di trattative intense, arriva la batosta: “Ci dispiace, l’Italia non è ancora pronta e la tua società è troppo giovane”. Fine. Liquidato con una telefonata. È stata durissima, non te lo nascondo. Dalla prospettiva di circa 20 milioni di investimenti a un “arrivederci e grazie” senza tanti complimenti.

Visto con il senno di poi, è stato meglio così. Ma ti assicuro che all’epoca lo percepivo come un enorme fallimento. Già perché con il termine fallimento non si intende solo la “chiusura” della tua azienda. Il percorso di un imprenditore è costellato di piccole e grandi sconfitte, anche quando l’azienda è in salute e cresce.

Accettare e crescere

Non è semplice accettare di aver sbagliato, di sentirsi limitati. È un percorso attraverso emozioni complesse. Emozioni che, se non accettate e vissute, finiscono per presentare poi il conto in un secondo momento. Nei momenti più difficili della mia attività da startupper, ci sono passato tante volte: l’ansia che mi mangiava vivo, il non riuscire a dormire la notte, le lacrime al posto del sonno. 

Ma proprio vivere e accettare quelle emozioni, che consideriamo come negative, ci dà la possibilità di riflettere su quello che è successo, aprendo nuove possibilità di apprendimento e crescita.

Ecco perché davanti a noi, nel momento in cui viviamo un fallimento, si aprono due strade potenzialmente luminose e stimolanti.

La prima è l’auto-compassione. Per trasformare le emozioni difficili in opportunità di apprendimento devi imparare ad avere compassione per te stesso. Se punti il dito contro te stesso (o, peggio, all’esterno), non farai altro che alimentare continuamente le sensazioni negative. Accettare di essere umano, e quindi la possibilità di sbagliare, ti permette di aprirti alle possibilità di apprendimento, superando le fasi più difficili del fallimento.

“Ho sbagliato a fidarmi, sono un cretino”, avrei potuto dirmi di fronte all’abbandono improvviso da parte di quel grosso gruppo che voleva investire in eFarma.com.

“Ho fatto un errore a fidarmi: cosa ho imparato da questa esperienza?”, è un messaggio invece molto più costruttivo. Riconoscere e accettare la sofferenza e la rabbia legate al fallimento può aiutare a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e una valutazione più equilibrata delle opportunità e dei rischi futuri.

La seconda strada è quella della connessione sociale. 

L’uomo solo al comando? È una gran stupidaggine

Se potessi tornare indietro nel mio percorso imprenditoriale non cambierei niente, nonostante i momenti difficili. L’unico aspetto che però sono pronto a rivedere è il fatto di aver fatto tutto da solo. Con questo non intendo chiaramente che eFarma.com l’ho portata avanti solo io: senza i miei collaboratori non sarei andato da nessuna parte. Ma che spesso, prima dell’ingresso in Atida, tutte le decisioni erano sulle mie spalle, non avevo soci con cui confrontarmi, investitori, mentor, e questo ha ingenerato in me un gran panico in molte occasioni.

Ma l’imprenditoria – e quindi tutti i suoi aspetti, dal successo al fallimento – dovrebbero essere incardinati in un senso di comunità.

Si usa spesso questo termine networking, che però a volte viene usato in maniera fuorviante. Fare networking sembra un’attività di vendita quasi, in cui si deve proporre a tutti i costi un’immagine di sé invulnerabile, di successo, piena di traguardi raggiunti. In realtà il networking è semplicemente un viaggio fatto insieme ad altre persone, con cui si possono raggiungere diversi livelli di amicizia e confidenza. Siamo imprenditori, ma siamo esseri umani prima di tutto.

Sentirsi parte di una comunità fa parte del nostro DNA e aumenta il nostro senso di sicurezza e ci aiuta ad affrontare esperienze come gli errori e il fallimento in maniera meno apocalittica. Ci aiuta a relativizzare le nostre esperienze negative e a dare/ricevere il supporto emotivo necessario per uscire fuori dalle sensazioni di malessere che portano con sé.

Non pensare quindi di poter affrontare il tuo viaggio da solo. L’amicizia sincera degli amici, del partner, dei tuoi colleghi imprenditori, di un mentor o degli investitori, anche (se non soprattutto) il supporto di un percorso terapeutico – che mi ha aiutato nei miei momenti più duri – sono essenziali. 

Non aver paura di dimostrare la tua fragilità.