Il Think Bigger Method è una modalità per generare idee innovative ideata dalla Columbia University. Consiste nell’individuare un problema, ridurlo in sottoproblemi e poi organizzare un brainstorming per sprigionare la creatività del proprio team. Ecco come funziona.
L’innovazione non è mai uno strumento o una serie di mezzi tecnologici che decidi, di punto e in bianco, di introdurre in azienda. A volte gli imprenditori, ed è successo anche a me, si confrontano continuamente con i competitor e con i mercati e provano ad emulare gli altri, per portare delle soluzioni pre-confezionate nella propria realtà che poi, si rivelano inefficaci alla prova dei fatti.
L’innovazione va invece governata. Certo non è facile, perché non parliamo di qualcosa di visibile, come può essere un hardware o un software, ma un lavoro più complesso perché va a toccare qualcosa di intangibile: la cultura tua e dei tuoi collaboratori.
Tuttavia, anche la cultura dell’innovazione può essere favorita e nascere in azienda con dei processi. Uno di quelli che più mi affascinano si chiama Think Bigger Method ed è stato sperimentato dalla Columbia University. In questo articolo ti racconto in cosa consiste questo metodo e come puoi applicarlo all’interno del tuo contesto aziendale.
I 4 ambiti di un’innovazione
Perché un’azienda decide di innovare? Nel mio caso, per non dover più affrontare delle crisi che mi hanno scottato. Come quando ho dovuto gestire un’impennata di ordini durante la Pandemia e non avevo la forza, né tecnologica, né umana, né logistica, per affrontarli. Fummo costretti a mettere il sito offline per diversi giorni, mentre gli ordini continuavano a crescere, insieme alle lamentele dei clienti. Poi per fortuna c’è stato l’happy ending, ma ho trascorso molte notti in bianco, lo racconto qui.
In via generale, le aziende innovano perché emergono delle necessità in quattro ambiti, che sono quelli del cambiamento, secondo le teorie di change management.
- Strategia
Se ci riferiamo a un ecommerce, per esempio, per innovazioni strategiche possiamo intendere cambiamenti nei prezzi di un prodotto/servizio, nella modalità di distribuzione, come nel packaging, fino al marketing con delle scelte diverse sul fronte della promozione.
- Tecnologie
La parola tecnologia per le aziende è diventata quasi sinonimo di intelligenza artificiale. In genere, le aziende innovano su questo fronte per aumentare l’efficienza dei processi o comunque liberare le persone da compiti troppo ripetitivi, per trasferirle su mansioni che sono ritenute più strategiche.
- Modelli organizzativi
Questo tipo di trasformazioni avvengono quando si apportano modifiche nell’organigramma dell’azienda, nei ruoli e nelle mansioni dei dipartimenti. Di cambiamenti organizzativi una startup ne fa tantissimi lungo il corso della sua vita. In una fase in cui volevo che eFarma.com facesse un salto di qualità, assunsi un CFO e un CTO. Altri cambiamenti poi ci sono stati dopo l’exit con Atida: è cambiato il mio ruolo e anche il board con cui mi confronto costantemente.
- Competenze
Le competenze sono un po’ la base su cui si reggono tutte le altre forme di cambiamento. Pensiamo alla tecnologia, senza interventi in ambito formativo non sarebbe possibile introdurre, con efficacia, nessun nuovo software o hardware nella propria azienda.
Come innovare in azienda?
Questa domanda non ha una sola risposta, come puoi ben immaginare. Si comprende cosa bisogna innovare in un’azienda da un dialogo con più soggetti, con i propri collaboratori, con i clienti, con tutti gli stakeholder coinvolti ecc.
Partiamo dal primo passo che è sempre quello prioritario, ovvero la necessità di cambiamenti che devono avvenire dall’interno dell’azienda. Ed è qui che entra in gioco il Think Bigger Method di cui ti parlavo prima. In cosa consiste? Secondo questa filosofia, l’innovazione in azienda viene favorita dalla pre-selezione di possibili opzioni nella ricerca di soluzioni a un determinato problema, che poi vanno sottoposte al proprio team, in una fase decisiva di brainstorming.
In altre parole dare dei vincoli e delle possibili opzioni, favorisce l’insorgere di idee innovative in azienda. Per far comprendere il potere che hanno i vincoli sull’innovazione si trova spesso, nei libri e negli articoli che parlano di questa metodologia, della nascita del basket, inventato nel 1981 da un professore di educazione fisica, James Naismith a Springfield, nel Massachusetts.
Il problema da cui partiva Naismith era di creare un gioco che i suoi studenti potessero praticare in inverno al chiuso. Per idearlo, tuttavia, non si limitò a fare brainstorming, ma prima suddivise il suo problema in quattro sottoproblemi:
- Doveva essere uno sport adatto per essere giocato in una stanza al chiuso e non su un vasto campo all’aperto.
- Doveva mantenere gli studenti in forma fisica e mentale e per questo necessitava di velocità, sforzo e abilità, come in uno sport all’aperto.
- Non poteva essere di contatto perché gli studenti sarebbero caduti su un pavimento duro ed erano più predisposti a infortunarsi.
- Doveva essere uno sport di squadra in grado di coinvolgere molti studenti in uno spazio ristretto.
Furono proprio questi vincoli precisi a orientare il pensiero innovativi di Naismith che riuscì così a mettere insieme elementi dal football, dal rugby, dal calcio e da un gioco che aveva giocato da bambino, che si chiamava “anatra sulla roccia”, e dare così vita a un gioco che sarebbe poi diventata un’industria dal valore miliardario.
Creare una mappa della scelta
Lo stesso metodo si può applicare all’interno di un’azienda attraverso sette fasi che sono definite choice map, in italiano “una mappa della scelta”.
Fase A: l’individuazione del problema che vuoi risolvere.
Fase B: la divisione del problema in sottoproblemi
Fase C: la ricerca di soluzioni precedenti che sono state usate nell’ambito, ma anche in altri settori, per risolvere lo stesso problema.
Fase D: generare delle possibili soluzioni attraverso una fase di brainstorming.
Fase E: scegliere tra queste quelle che sembrano più promettenti.
Fase F: testare le soluzioni, ottimizzarle se funzionano, abbandonarle se non efficaci e provarne altre.
Immaginiamo, per esempio, che il tuo problema, restando nel mio mondo dell’ecommerce farmaceutico, sia il trasporto di alcuni prodotti che sono più delicati perché richiedono delle particolari procedure per una buona conservazione.
Partendo dal problema A possiamo allora immaginare nella fase B la divisione in sottoproblemi:
- Come possiamo assicurarci che i farmaci siano trasportati nelle condizioni sanitarie giuste?
- Come possiamo conservarli al meglio, garantendo nel trasporto le migliori temperature possibili?
- Quali sono i rischi che corriamo se il trasporto non è effettuato nel modo corretto?
Per poi passare alla fase C, dove possiamo, per esempio, chiederci:
- Come fanno le aziende alimentari a mantenere i cibi freschi durante il trasporto?
- Qual è il modo più veloce per spedire prodotti in vetro?
- Come i pasticcieri trasportano le torte nuziali a una cerimonia?
E da qui poi generare delle soluzioni nella fase D, scegliere nella fase E quelle più promettenti e poi proseguire nella fase F con i test e le sperimentazioni.
In fin dei conti, come diceva Mark Twain, “non esiste un’idea nuova. Prendiamo un sacco di idee vecchie e le mettiamo in una sorta di caleidoscopio mentale. Diamo loro una girata e così creiamo nuove e curiose combinazioni”.
Il Think Bigger Method può diventare il caleidoscopio mentale della tua azienda.