Scopri i 5 libri essenziali per startupper: strategie, esempi reali e lezioni di vita per trasformare idee in realtà imprenditoriali di successo.
La conoscenza è un alleato prezioso nel percorso di uno startupper. Anche se spesso preferisco la conoscenza pratica a quella teorica dei libri, ci sono alcuni autori che aiutano – con un approccio pratico – a evitare la lezione più dura dell’esperienza (il fallimento).
Dai consigli pratici di esperti del settore a lezioni di vita che vanno oltre il business, questi libri hanno rappresentato anche per me una guida fondamentale per affrontare le sfide quotidiane di una startup, dal punto di vista strategico, ma anche personale.
Gli indispensabili: 3 libri che uno startupper non può non leggere
Sono sicuro di non inventarmi niente con questi primi tre libri che ti consiglio, ma i fondamentali sono fondamentali. Come ho già avuto modo di dire altrove, anche se nell’immaginario comune lo startupper è visto come una sorta di visionario con idee rivoluzionarie, in realtà è più uno che ha la capacità di trasformare un progetto in realtà, quasi un esecutore. La parte di progettazione e gestionale sono tutto. L’idea conta veramente poco. Ecco perché questi tre libri sono per me essenziali: ti aiuteranno a capire quali metodologie applicare affinché questo “sogno” si realizzi.
Da Zero a Uno
“Tutte le grandi imprese sono uniche, ma ci sono alcune cose che ogni business deve fare nel modo giusto sin dall’inizio”.
Questa citazione di Peter Thiel nel suo libro “Da Zero a Uno: Note su Start-Up, o come Costruire il Futuro” penso che racchiuda al meglio la filosofia di uno startupper. Creare un’azienda vuol dire sì innovare, creare qualcosa che non esiste, ma anche fare nel modo giusto tutto quello che ogni business deve fare (l’innovazione deve essere sempre accompagnata da una pianificazione strategica).
Persino un piano mal riuscito è meglio che non avere un piano, secondo il co-fondatore di PayPal.
Tra le intuizioni più importanti di Thiel c’è quella di creare una sorta di monopolio con la propria startup, ma senza violare le norme antitrust: individuare un bisogno molto specifico (una nicchia), a cui nessuna azienda ha ancora offerto una soluzione, che sia dirompente rispetto al mercato di riferimento.
Partire leggeri
In “Partire Leggeri”, Eric Ries delinea per filo e per segno quella metodologia che oggi viene conosciuta in tutto il mondo come il metodo Lean Startup, approccio all’imprenditorialità che si concentra sulla gestione di una startup in maniera via via più efficiente, riducendo sprechi di risorse e tempo, per essere “leggeri” in modo da adattarsi rapidamente alle condizioni di mercato e capire – sul campo – cosa vogliono davvero i clienti.
Il libro, fondato sulle esperienze reali di Ries nel settore, è una sorta di metodo scientifico applicato alle startup.
Si parte da un’ipotesi informata, in cui si suppone che un determinato prodotto/servizio possa essere appetibile per un determinato target di riferimento.
Si costruisce allora il cosiddetto MVP, il Minimum Viable Product, una sorta di prototipo con le funzioni di base, in modo da testare l’appeal presso il pubblico e ricevere quanti più feedback possibili per operare dei miglioramenti iterativi.
In questo modo, l’ipotesi iniziale viene testata velocemente, in modo da poter “fallire” il prima possibile, quando ci si rende conto che il progetto non funziona, in un processo che viene chiamato “validazione”.
Infine, Ries propone un bivio: il pivot per chi si rende conto di aver bisogno di un cambiamento strategico nella propria startup, dal momento che l’ipotesi iniziale si è rivelata scorretta; o il persevere, quando si pensa di poter continuare sulla strada già segnata.
Creare modelli di business
Come ho detto anche in altre occasioni, per una startup l’idea vale il 5%. Quello che conta è invece l’execution, l’esecuzione.
Questo vuol dire che, se vuoi creare un’azienda di successo, devi avere ben chiari alcuni elementi:
- Qual è la proposta di valore che ti distingue sul mercato
- Chi sono i tuoi clienti
- Su quali canali intendi raggiungerli
- Quali sono i tuoi costi e come immagini di guadagnare
- Quali risorse impieghi, in quali attività strategiche
Tutto questo, e altre informazioni chiave, possono essere “riassunte” in maniera efficace e intuitiva in quello che si chiama Business Model Canvas, un canovaccio su cui costruire i pezzi più importanti della tua startup.
L’idea di questo tipo di approccio è stata popolarizzata per la prima volta da Alexander Osterwalder e Yves Pigneur nel libro “Creare Modelli di Business”, un best-seller tradotto in tutto il mondo.
Gli autori illustrano il loro approccio, visivo e pratico, con tanti esempi e casi studio. Pongono inoltre particolare enfasi sull’innovazione del modello di business, spingendo i lettori a ragionare in maniera creativa su come strutturare la propria azienda (o anche di altre tipologie di organizzazioni, come gli enti non profit).
Gli italiani: perché il contesto è importante
Uno degli errori più comuni per uno startupper è quello di pensare di essere negli Stati Uniti. Ma il contesto italiano è completamente diverso, il mercato è completamente diverso, il ruolo degli investitori è completamente diverso. Ecco perché è importante studiare il più possibile anche le esperienze che troviamo qui in Italia e gli approcci più consoni al nostro Paese.
Voglio in particolare consigliarti due libri, uno più di vision, l’altro un vero e proprio manuale, che secondo me apprezzerai.
Il sogno di un’impresa
“Il sogno di un’impresa. Dall’Olivetti al venture capital: una vita nell’information technology” è un libro di Elserino Piol, pioniere dell’innovazione in Italia, morto nel 2023, in cui racconta la sua storia.
Perché è importante? Piol parte dalla sua esperienza in Olivetti, azienda fondata all’inizio del Novecento e che è stata resa celebre da Adriano Olivetti, figlio del fondatore, per il suo approccio rivoluzionario sia al prodotto (la Olivetti era all’avanguardia nei settori della tecnologia e dell’informatica), sia all’azienda stessa.
Piol è quindi in grado di delineare l’evoluzione dell’industria tech in Italia, ma non solo. Oltre all’esperienza in Olivetti, infatti, l’autore racconta del suo approccio come venture capital, in quanto investitore di diverse startup tra l’Italia e la Silicon Valley (tra le più celebri, Tiscali e Yoox).
È stato quindi in grado di operare un confronto tra il contesto italiano e quello californiano, sottolineando la propria visione sull’imprenditorialità, le strategie di investimenti e sulla capacità di una startup di crescere e prosperare.
Il manuale dello startupper
Se vi interessate di startup e innovazione, conoscete sicuramente Startup Geeks, una delle community più importanti in Italia e vero e proprio “incubatore online”.
Proprio Startup Geeks ha editato “Il Manuale Dello Startupper”, scritto dagli stessi fondatori – Alessio Boceda e Giulia D’Amato, oltre a Fabio De Martino (Chief Innovation Officer di Pini Group) – è un vero e proprio manuale, come dice il titolo stesso.
“Niente esempi irraggiungibili della Silicon Valley!” dicono gli stessi autori presentando il libro. E infatti il volume presenta proprio dei casi studio e delle strategie pensati appositamente per il mercato italiano delle startup e degli investimenti. È inutile pensare di essere Oltreoceano: è molto importante invece avere ben saldi i piedi nel terreno, capire il contesto in cui ci si muove, altrimenti si rischia di fare previsioni irrealistiche (o persino irrazionali).
Il volume è estremamente basic, pensato quindi anche per chi vuole iniziare ad approcciarsi a questo mondo.
Dentro ci trovi tutto quello di cui hai bisogno per partire: dalle definizioni al processo di validazione, dall’analisi del mercato alla creazione del team, fino a come riuscire a ottenere degli investimenti.
L’outsider: il libro a cui uno startupper non avrebbe mai pensato
Non è solo questione di soldi. Mi ha colpito un po’ di tempo fa leggere che Nick Standlea, il CEO di Test Prep Gurus, consigliava agli imprenditori di leggere Siddharta, un romanzo, tra l’altro nemmeno lontanamente correlato al mondo delle imprese, ma un viaggio interiore, spirituale.
Per Standlea, Siddharta è stato un libro importante perché, spiega, “mi ha insegnato l’importanza di sviluppare un codice morale personale”.
Avviare un’azienda, dice, “mette alla prova i propri principi”. E non è solo una questione di soldi, di strategie, di gestione, di logistica. Impegna infatti tutto l’essere umano, che si trova davanti ai propri limiti. Bisogna infatti imparare ad affrontare i problemi e anche il successo (che può essere più difficile di quanto si pensi), a essere presenti a sé stessi, a trattare gli altri, a resistere alla tentazione di prendere la strada più semplice, invece di quella giusta.
Siddharta è un grande classico e come tutti i grandi classici ci invita a riflettere su tutti questi aspetti. Nel leggerlo, un passaggio mi ha particolarmente colpito:
«La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra nell’aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri pochi sono, come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c’è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino».
Fissare il proprio codice morale aiuta a navigare nelle avversità, a non diventare come una foglia che va di qua e di là sospinta dai venti del momento. Questa credo sia una lezione fondamentale per chi vuole diventare imprenditore.